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SCULTURE


Contaminare: fondere elementi di varia natura e provenienza, corrompere, anche spiritualmente.

Contaminare, corrompere, sono termini spesso usati con accezioni negative; quanta strada avremmo fatto se non ci fossimo mai fatti corrompere, contaminare dall'altro?

Altro: ciò che è diverso, differente.

Quanto ci fa paura il diverso, colui che non ci appartiene, colui che ci mette in discussione, che mina le nostre fragili certezze?
Siamo in un'epoca in cui l'altro invade il nostro spazio, la nostra sicurezza, il nostro respiro. Come difenderci da chi ha semplicemente un colore diverso dal nostro, dal mio?
Sono infinte le strade delle differenze, il più piccolo particolare ci distingue dall'altro, ci rende unici. Allora proteggiamo bene la nostra individualità, costruiamo trincee, innalziamo paratie e abbattiamo ponti; impediamo al diverso di avvicinarsi troppo, di sfiorarci, di entrare in contatto con noi.
Mettiamoci al riparo da tutte le possibili contaminazioni che arrivano dall'esterno, dal fuori di noi, dal lontano e teniamoci ancorati alla boa del conosciuto, del già noto, del vicino ma non troppo.
Difendiamo il nostro piccolo spazio conquistato a discapito della corruzione, della contaminazione, dell'incontro-confronto con l'altro.
Lentamente, con parsimonia, costruiamo difese fatte di morale, di pensieri, di colore, di parole, di pelle e di sguardi.
Tanti bei mattoncini di intolleranza per renderci finalmente sterili.

Da queste riflessioni nascono le sculture dei primi anni 2000.
Sculture per formazione figurative che ci pongono di fronte ad un corpo svuotato, privo della sua interiorità. La pelle assume un valore centrale, di involucro, come prima istanza del confronto con l'altro. Epidermidi diverse che racchiudono forme diverse, gusci intesi come visioni esteriori celanti una fisicità che si disintegra.

Ed è così che il corpo rivestito della sua pelle si riduce al minimo, diventando sempre più piccolo per rinchiudersi in mondi ovattati di presunta difesa. Protezioni costruite sul filo del pensiero, con la forza della parola seguendo il sentiero del ricordo, della memoria.
Attraverso la trama del discorso riusciamo a tessere gabbie di difesa, che ci consentono di vedere fuori, di dialogare ma non di toccare o di farci toccare.

Il pudore della fisicità si trasforma nel pudore del ricordo. Le protezioni diventano reliquiari della memoria, del vissuto solo apparentemente condiviso. Solo attraverso la vista riusciamo a dialogare con l'agente esterno che ci guarda, che scruta le nostre emozioni frantumate in schegge di suggestioni.